martedì 22 maggio 2012

UN GIORNO, PER CASO ...







Leggiamo su BrindisiReport:


BRINDISI – Raffaele Niccoli è stato il primo mostro sbattuto in prima pagina e finito in tv come il possibile attentatore della strage della scuola Morvillo-Falcone. Era stato ascoltato in questura, per sei ore, nella notte tra sabato e domenica, e poi rimandato a casa senza essere iscritto nel registro degli indagati. La mattina dopo ha trovato la sua faccia sotto il fotogramma dell’attentatore, accompagnata dalla scritta: «Sotto torchio per 36 ore».  Per Niccoli, maresciallo dell’aeronautica in pensione, 63 anni appena compiuti, sposato e “amabilmente divorziato”, padre di tre figli, nonno di due nipotini, è iniziato un incubo. Che per fortuna è finito presto. Ma ora annuncia querele per diffamazione, cause civili e denunce all’Ordine dei Giornalisti. LEGGI L'INTERVISTA





Il "tribunale del popolo", ai tempi 2.0
Ma non è solo una parte della stampa che si è avventurata in affermazioni troppo premature e precipitose. Il peggio lo hanno dato i social networks, alcuni blog e forum vari. Riprendendo e amplificando notizie inesatte e incerte, alla ricerca dello scoop casereccio-amatoriale, per un'inutile e triste ricerca di qualche accesso o per un "mi piacein più. 


Inutile, soprattutto di fronte a una tragedia come questa. Internet dovrebbe essere il luogo della libertà di discussione, ma non della libertà di amplificare cose non vere (uno "scivolone" professionale può anche accadere per la fretta, ma è dovere correggersi e scusarsi) che rischiano di travolgere persone innocenti. Poi magari viene tutto cancellato dall'internauta pentito, però il danno resta. La domanda da farsi è: "... e se mi fossi trovato io in quella situazione assurda e si fosse parlato di me, con una mia foto in giro per internet?". Accusato di un reato gravissimo tra l'altro...
Voi cosa vi rispondereste?







La questione è ben affrontata anche in un altro articolo, sempre su BrindisiReport


Ormai il circo mediatico si è messo in moto e c’è sempre qualcuno pronto a bruciare un nome o una notizia. Tanto chi se ne frega: pur di poter dire “siamo stati i primi a pubblicarlo”, si danno in pasto all’opinione pubblica nomi e cognomi di gente non indagata, ma solo condotta in questura per essere interrogata. E se lo scrive un giornalista, lo devono scrivere tutti, perché altrimenti si rischia di bucare la notizia. LEGGI TUTTO



C'è da riflettere. Molto.

Lasciamo lavorare gli organi inquirenti. Senza spettacolarizzazioni.





5 commenti:

  1. La gente di suo non sa fare niente di buono o quasi, ma dagli altri pretende. L'incapacità si rivela, in questo caso, nella ricerca di un colpevole a tutti i costi. Sembra che la stessa gente abbia preso a calci la macchina della polizia che portava a casa la persona fermata ma innocente. Cose da pazzi! L'espressione fa parte del linguaggio figurato, ma qualche fondamento lo ha.

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  2. mi dispiace per non aver pubblicato il mio post.Evidentemente dicevo la verità.Evidentemente ho colto nel segno.Francesco in queste situazioni devi, dico devi essere devi essere super partes.

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    1. ciccio avevi messo in mezzo e criticato una persona che non c'entrava proprio niente. T'eri confuso. Ti ho risparmiato problemi.
      p.s.: da anonimi si è super-partes o "nascosti"?

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  3. Hai ragione e ti chiedo scusa.Ero molto arrabbiato. Peraltro mi era stato riferito e non letto di persona.Hai fatto benissimo ti ringrazio.

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